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PREMIATA OFFICINA TREVANA_09

(UNDER COSTRUCTION)

 

laboratori di didattica dell'arte contemporane  didattica con gli artisti   mra predicatori  

LA MOSTRA DEGLI ARTISTI

 

 

Andrea Abbatangelo

Terni, 1981. Vive a Terni

 

The feel of think, 2009

Stampa a getto d’inchiostro su pvc

41,5x41,5 cm (2 elementi), 51,5x41,5 cm

 

Parte di una serie articolata di lavori, divisa in più tappe, The feel of think presenta, in questa occasione, tre stampe fotografiche. Immagini raffinate, che ritraggono dettagli di composizioni scenografiche mantenendo, tuttavia, una grande ambiguità rispetto al soggetto. A partire dalla propria interiorità, Andrea Abbatangelo struttura il lavoro quasi come un’indagine sociologica sulla natura dei sentimenti, destinata tuttavia a perdersi nella loro, inafferrabile, complessità. (Matilde Martinetti)

Adalberto Abbate

Palermo, 1975. Vive a Palermo

Catholicism addiction disorder, 2008

Video, 25’

Parte di una più ampia serie, il video restituisce, attraverso l’inquadratura sfocata ed a tutta parete, il senso di essere osservatori diretti dell’azione. Una croce di legno, piantata sul terreno dall’artista, da corso al tentativo, non riuscito, di darle fuoco da parte di alcuni ragazzi. Reazione inaspettata che sorprende l’artista stesso, ma che ben si inserisce in un discorso più articolato sul rapporto tra Chiesa e società civile, altresì inscrivibile, a sua volta, nell’ambito di quell’impronta sociale che caratterizza fortemente tutto il percorso di Abbate. (Matilde Martinetti)

 

Oscar Accorsi

Correggio 1958. Vive a …

Ercolino sempre in piedi, 2007

Ferro e supporto di memoria

 88x270x26 cm ca.

 

Artista poliedrico, Oscar Accorsi attraversa i territori del suono e della materia mantenendosi su un approccio “ecologico” del fare arte. Da una parte, l’utilizzo di materiali di riciclo. Dall’altra, un’attenzione etica e “politica” da parte di un artista cittadino del proprio tempo. I suoi lavori, però, rimangono lontani da rigide sovrastrutture concettuali e si attestano, piuttosto, sul piano di una stimolazione sensoriale diretta, che preservi l’incanto ed il mistero delle cose e - perché no - ci solleciti anche attraverso una sana dose di ironia. (Matilde Martinetti)

 

Dario Agrimi

Atri, 1980.Vive a Mola di Bari (Bari)

Senza titolo, 2009

Capelli su vetro

25x25 cm cad. (3 elementi)

 

 

Il desiderio di sperimentare e trovare forme di espressione alternative, al di la’ del disegno, ha spinto Agrimi nell’utilizzo di un particolare medium: dei frammenti di capelli. Il materiale sostituisce il lavoro dei tratti realizzati tradizionalmente a matita o a penna, addensandosi nelle ombre e rarefacendosi nelle zone più illuminate. Un chiaroscuro fatto di capelli dunque, spesso feticcio da conservare, ricordo di un’epoca e di una persona. (Valentina Valecchi)

 

Marco Antonecchia

Campobasso, 1976. Vive a Pescara

Trevil, 2009

Penna e acquarello su carta

42x29,7 cm cad. (24 elementi)

 

La serie di disegni presenta soggetti appartenuti all’infanzia dell’artista in azioni e pose inquietanti: il drago Grisù osserva uno scheletro in fiamme, il gatto-robot Doraemon mostra i propri escrementi mentre un Barbapapà, birra in mano, poggia una mano sulla spalla dell’artista che si ritrae sconsolato. Il candore dell’infanzia accanto alle scoperte/delusioni/disillusioni della vita adulta. Ma l’unica, possibile, via di fuga da una malinconica nostalgia del passato rimane, ormai, solo uno sprezzante distacco. (Valentina Valecchi)

Michele Aquila (Id_Lab)

Sora (Frosinone), 1975. Vive a Milano

 

Mr. Schwaiger, 2004-2009 (work in progress)

Stampa su carta

71,27x24,78 cm cad. (7 elementi)

Un work in progress sulle tracce di Mr. Schwaiger, uomo che gira l'Europa facendo leva sulla generosità delle vittime, cui racconta una storia abbastanza credibile per farsi prestare il denaro "necessario a tornare a casa". Denaro, ovviamente, mai reso. Il valore della caritas viene vanificato. Così Aquila, per evitare che la truffa perseveri, decide di creare un blog su Mr. Schwaiger, con relativa foto scattata durante il loro incontro. Vi si ritrovano, inaspettatamente, le numerose vittime del truffatore. E' una nuova identità - tutta web 2.0 - a restituire fiducia attraverso la cum passione. E' l'avanzata dell'intelligenza (e della solidarietà) collettiva. (Stefania Crobe)

Enzo Calibè

San Giorgio a Cremano (Napoli), 1980. Vive a Milano

Senza titolo (smoke), 2009

Inchiostro di china su carta e legno

209x258 cm

La traccia, leggera, della china sul foglio rappresenta la leggerezza stessa del soggetto. Una composizione elegante, giocata interamente sul bianco e nero, disegna volute di fumo. E la distribuzione installativa, sfalsata e ad angolo retto rispetto alla linearità della parete, rimarca con garbo la lievità, aerea, del tema, restituendo così la mutevolezza del soggetto e una sensazione di fuggevole inconsistenza.(Matilde Martinetti)

 

Maria Chiara Calvani

Perugia 1975. Vive a Roma

The sleeping city, 2008

Video, 18’

Nelle inquadrature fisse mani immobili oppure gesticolanti accompagnano un racconto non facile da esternare: i sogni, terra di mezzo tra il mondo reale e l’interiorità, il vissuto quotidiano e l’immaginazione. Indagando i sogni di persone viventi nello stesso luogo l’artista crea una mappa alternativa a quella geografica, mappa delle più intime emozioni, relazioni, paure rielaborate nel buio della notte. Sleeping city è una poetica città, forse più autentica e certamente più interessante di quella reale. (Valentina Valecchi)

Rita Chessa

Sassari, 1978. Vive a Bologna

  

Saluti dal mare, 2009

Materiali vari

 

Tristi cartoline in cui appaiono “briciole di mare”, ricordi di una terra amata, di una natura che rischia di scomparire per l’incuria e per colpa diretta dell’uomo. Frammenti di un ecosistema sardo in estinzione che tenta di sopravvivere. L’azione di immergere i propri piedi in queste piccole “porzioni di mare” è rassicurante, un modo per ritrovare l’attaccamento alle proprie radici e per confrontarsi con l’immensità e le contraddizioni del mare, simbolo dei desideri come delle paure, della libertà come della prigione. (Valentina Valecchi)

 

conceptinprogress

Amparo Ferrari, Buenos Aires, 1977; Sebastian Zabronski, Buenos Aires, 1974. Vivono a Venezia

 

Lavoro installativo, calibrato sullo spazio, che trasforma la stanza nel complesso di suggestioni, attese, possibili (ed invisibili) presenze di cui la ragnatela è traccia. La semplicità del materiale – nastro adesivo – schiude all’incanto della sapienza costruttiva. Con pochi mezzi ma con grande capacità inventiva, gli artisti dimostrano come l’arte sia frutto di uno sguardo trasversale, capace di farci passare dalla banalità del quotidiano, ad un quotidiano stupore. (Matilde Martinetti)

Carlo Dell'Acqua

Bormio (Sondrio), 1966. Vive a Milano

  

Senza titolo, 2009

Ceramica, mastice

 

Un piatto di ceramica, rotto e ricomposto, assolve alla dignità di un quadro appeso a parete, mentre due secchi di plastica diventano strane lampade iridescenti. La manipolazione di oggetti banali, di cui non viene alterata la natura ma semplicemente trasformata la funzione, traccia lo stupore che Carlo Dell’Acqua nutre per una realtà che si dipana quotidianamente sotto i nostri occhi. Realtà che l’artista re-interpreta, rendendola una nuova ed ammirevole invenzione attraverso piccoli spostamenti di senso. (Matilde Martinetti) 

 

 

Virginia di Lazzaro

Udine 1983. Vive a Palazzolo della Stella (Udine)

 

Mestre: scontri di piazza, 2009

Stampa off-set su carta riciclata70x50 cm cad. (3 elementi). Dettaglio

Da precedenti lavori legati al tema della maschera come metafora di un ragionare per luoghi comuni o giudizi arbitrari nascono queste due stampe. La manipolazione di un’immagine digitale inserisce Arlecchino nel contesto di una manifestazione di piazza, spostando la farsa sul piano della verosimiglianza storica. Un equivoco che disorienta e che ci guida verso una più ampia riflessione sulla libertà di pensiero. Un pensiero, per meglio dire, affrancato da qualsiasi “maschera”. (Matilde Martinetti)

Maddalena Fragnito De Giorgio

Milano 1980. Vive a Milano.

Rumors (…), 2009

China su carta

29,7x21 cm cad. (10 elementi)

Sintetica, chiara, immediata. Uno stile scarnificato, che riduce la narrazione all’osso. Ma ciò che è tolto viene compensato da una graffiante ironia che, attraverso la semplicità dei mezzi (china e carta), ritrae ferocemente le idiosincrasie del contemporaneo, senza nulla risparmiare. Un ritratto diretto della nostra incoerenza che prima ci mette a nudo, e poi ci costringere a ridere di noi stessi.(Matilde Martinetti)

 

Alessandro Gabini

Pescara, 1976. Vive a Roma

Stella cometa, 2009

Cartone micro-onda, marker,  70x70x30 cm

 

Procede per sintesi, innestando suggestioni provenienti dal mondo della cultura musicale in quello delle arti visive. Così, attraverso una sapiente manipolazione della carta, Alessandro Gabini trasforma un immaginario oscuro, riconducibile alla musica metal, in una sorta di trofeo di caccia, sminuendone la portata “seriamente” evocativa per ricondurlo a quella spirale ironica che ne contraddistingue tutto il percorso creativo, sia musicale che artistico. (Matilde Martinetti)

 

Piotr Hanzelewicz

Lodz (Polonia), 1978. Vive a Tornimparte (L'Aquila)

Schiena, 2008-2009 (work in progress)

Materiali vari

 

Work in progress che prende spunto dall’esasperazione di un format tipico della visual culture anglosassone, ovvero il trofeo di un teschio di mammifero cornuto appeso ad una parete ricoperta di carta da parati. Preso a modello di un gusto  kitsch, e centrato sull’elaborazione del concetto di feticcio, l’immagine viene tatuata sulla schiena (luogo di incontro tra oggetto e spazio di culto feticista). La schiena diventa così parete e, fotografata su polaroid, è a sua volta collocata sullo sfondo di una carta da parati disegnata a mano dall’artista, per dare spazio ad un intricato gioco di allusioni, che proprio sulla centralità del corpo come elemento linguistico trovano il loro punto di forza. (Matilde Martinetti)

 

Ilaria Loquenzi

Roma, 1976. Vive a Roma

Frammenti, 2008

Stampa lambda su alluminio

 

I tre bicchieri da cocktail contenenti ghiaccioli-souvenir con i simboli di Roma, immagini accattivanti, quasi pubblicitarie, sembrano volerci far assaporare l’idea di una vacanza romana. Sul pelo dell’acqua di tali bicchieri cresce però dell’erba fresca rimandando all’esigenza di una Roma autentica, vera, metropoli e città vivibile allo stesso tempo. Dichiarazione d’amore nei confronti della capitale, il cui nome, curiosamente, letto al contrario diventa “Amor”. (Valentina Valecchi)

 

Giorgio Lupattelli

Nato a Magione (Perugia) nel 1958. Vive e lavora a Magione

Toy building velociraptor, 2006

Legno verniciato

 

Giorgio Lupattelli ama mescolare la propria arte all’iconografia appartenente al mondo scientifico ed alla cultura televisiva e cinematografica. Il risultato è un universo di immagini colorate, esuberanti, come fossero viste con la meraviglia di un bambino. Rassicuranti, però, solo in apparenza. Così lo scheletro di un Velociraptor sembra diventare un enorme giocattolo rosso, un desiderio infantile esaudito. Il mistero di ciò che è passato, ciò che appartiene al fascino delle origini, è trasformato da un velo di sferzante allegria. Lo scheletro, tuttavia, incombe sullo spettatore, quasi a ricordare il tentativo dell’uomo di dare vita a ciò che vita non ha più. (Valentina Valecchi)

 

Sabrina Muzi

San Benedetto del Tronto, 1964. Vive a Bologna

Remote body, 2008

Video, 5’

Sabrina Muzi compone assieme dei rami spezzati, come a voler risanare una ferita. In un’azione performativa se li lega addosso e l’albero ferito e ricostruito diventa lei stessa; tentativo di entrare in empatia con la natura, per assumere una consapevolezza perduta, diventare albero per accogliere la sua saggezza, così in equilibro com’è tra l’attaccamento alla terra e la propensione verso il cielo. Ma l’uomo può ormai ricongiungersi alla natura solo ricorrendo ad artifici. (Valentina Valecchi)

Luca Pucci

Assisi 1984. Vive a Venezia

questuaMATIC, 2009

Materiali vari

 

QuestuaMatic, ovvero fare l’elemosina attraverso un distributore automatico di palline. L’intervento, tra ironia e denuncia, ha il punto di partenza in un’ordinanza che impone ai mendicanti di restare ad almeno 500 metri di distanza dagli edifici di culto. Il principio di carità cristiana, impedito da tale regola, può così essere comunque perseguito “a distanza di sicurezza”. Chi inserirà un euro nel distributore automatico riceverà in cambio una pallina in cui troverà un testo di Alessandro Manzoni accanto alla foto dei mendicanti che si sono prestati a tale operazione, cui verrà elargita la somma di denaro ricavata.(Valentina Valecchi)

 

Anja Puntari

Marburg an der Lahn, (Germania), 1979. Vive a Milano

The way of the flag – 17 Lordi, Hardrock Hallelujah, 2007

Video, 2’36’’

 

Partendo dall'elaborazione di un video scaricato da internet - il concerto del gruppo finnico dei Lordi in occasione dell'Eurovision Song Contest - l'artista ci introduce a un'esperienza sensoriale ed emozionale. In un mondo in cui impera la globalizzazione, dove l'individuo tende a smarrire le proprie radici e dove l'estrema facilità negli spostamenti ci fa sentire sempre più frequentemente no motherland, è significativo come possa bastare un concerto rock a risvegliare, improvvisamente, il sopito amor di patria. (Stefania Crobe)

 

Alessandro Ratti

La Spezia, 1986. Vive a Piana Battolla, Follo (La Spezia)

Agnus Dei, 2009

Materiali vari, dimensioni variabili

 

“Socialità” è una delle parole chiave nel percorso creativo di Alessandro Ratti. Per questo intervento site-specific, l’artista ha chiesto agli abitanti di Trevi, contattati frequentandone i luoghi di ritrovo, di partecipare al lavoro fornendo un piccolo oggetto personale. Ma quello che viene esposto all’interno del mobiletto ricostruito dall’artista è solo la traccia più evidente di un incontro che ha saputo raccogliere memorie ed intimi affetti per trasformarli in un tesoro da esporre, e condividere. (Matilde Martinetti)  

 

Virginia Ryan

Melbourne (Australia), 1956. Vive a Trevi (Perugia)

Guanto, 2009

Guanti in lattice

 

Ironia, provocazione, femminilità. Ma anche legame primigenio ed istintivo con la Madre Terra. E senso del Sacro, che ci conduce inevitabilmente alla dualità Vita/Morte. Parallelamente, il guanto in lattice sposta la riflessione sul piano del progresso scientifico. O, piuttosto, su quello di un bisogno di protezione, e dunque sulla fragilità umana, e sulla necessità di farle fronte esplorando i confini della razionalità? Tutte suggestioni, queste, che confluiscono nella forma di uno pseudo-totem, per restituire un’articolazione di senso complessa, a discapito di un’essenzialità formale, comunque decisamente allusiva. (Matilde Martinetti)

 

Gaetano Russo

Bernalda (Matera), 1961. Vive a Bernalda (Matera)

Scorticato, 2009

Tecnica mista carta su carta

Indagatore delle potenzialità espressive della materia, Gaetano Russo plasma la carta per ricavarne un lavoro monumentale. Costruito attraverso un processo di stratificazione, seguendo una modalità compositiva istintiva, Scorticato è il risultato di un perfetto equilibrio tra forma e colore. La grande dimensione, unita al particolare allestimento, drammatizzato da un fascio di luce diretto sul corpo centrale del lavoro, sottolinea la dirompente matericità dell’insieme, finendo per evocare una sorta di natura sofferente che, appesa, incombe in tutta la sua teatralità. (Matilde Martinetti)

Fabrizio Segaricci

Magione (Peugia), 1969. Vive a Magione (Perugia)

Io e Madame Ohf, 2009 

Materiali vari

 

Sensibile al tema della memoria, intima o collettiva, l'opera nasce in seguito al ritrovamento fortuito, in un mercatino dell'antiquariato, di una scatola di fotografie di una nobildonna di inizio Novecento. Spunto, questo, per la ricostruzione di una vita intera. Ne nasce così una lirica "museificazione"che, se da un lato salva la vanità di Madame Ohf dall'oblio, dall'altra porta a riflettere sull'abbandono e l'indifferenza da cui neppure la sua condizione sociale ha potuto salvarla, schiacciata dal corso degli eventi. Io e Madame Ohf, un moderno Memento Mori. (Chiara Segantini)

 

Marco Strappato

Porto San Giorgio, 1982. Vive a Milano

 

Shooting#1 (Tutto crollò sul finire degli anni ottanta), 2009

Stampa fotografica

60x50 cm

 

Punto di partenza, un ritratto fotografico dell’artista bambino: da una parte i provini, dall’altra l’ingrandimento di uno di essi. Il ritratto condensa le attese dei genitori, affidate all’occhio esperto del professionista. Ne deriva una riflessione sul concetto di rappresentazione, la cui arbitrarietà è restituita dalla scelta del fotografo rispetto alle possibili varianti dei provini. La ricerca dell’immagine “ideale”, però, finisce piuttosto per schiudere l’interpretazione alla relatività della visione. (Matilde Martinetti)

 

Lisa Wade

Washington D.C. (USA), 1972. Vive a Todi (Perugia)

Mimetica dall’Oliveto, 2007

Serigrafia a colori su tessuto

 

In bilico tra pubblico e privato, Lisa Wade da voce al proprio tempo attraverso lo scandaglio del potere metaforico delle immagini. Crea così un proprio universo simbolico, dove convivono presente e passato, vissuto personale e impegno socio-politico. Le suggestioni che derivano dal titolo di questo lavoro, infatti, sembrano rimandare ad una stridente crasi tra il mondo militare, identificato dalla parola “Mimetica”, ed il concetto di pace, rappresentato da “Oliveto”. Un binomio risolto nella loro sovrapposizione, quasi a cercare un auspicabile messaggio di pace che superi, almeno sul piano metaforico dell’arte, una dicotomia altrimenti difficile a risolversi. (Matilde Martinetti)

 

 

 

 

 

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