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MAIN SPONSOR


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P.O.T_2009
>>> 2004
2005 2006
2007
2008 2009
2010
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PREMIATA
OFFICINA TREVANA_09
(UNDER
COSTRUCTION)
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laboratori di
didattica dell'arte contemporane didattica con gli
artisti mra predicatori
LA MOSTRA
DEGLI ARTISTI
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Andrea
Abbatangelo
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Terni, 1981. Vive a Terni
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The
feel of think,
2009
Stampa
a getto d’inchiostro su pvc
41,5x41,5 cm (2 elementi), 51,5x41,5 cm
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Parte
di una serie articolata di lavori, divisa in più tappe, The
feel of think presenta, in questa occasione, tre stampe
fotografiche. Immagini raffinate, che ritraggono dettagli di
composizioni scenografiche mantenendo, tuttavia, una grande ambiguità
rispetto al soggetto. A partire dalla propria interiorità, Andrea
Abbatangelo struttura il lavoro quasi come un’indagine sociologica
sulla natura dei sentimenti, destinata tuttavia a perdersi nella loro,
inafferrabile, complessità. (Matilde Martinetti)
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Adalberto
Abbate
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Palermo,
1975. Vive a Palermo
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Catholicism
addiction disorder,
2008
Video,
25’
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Parte
di una più ampia serie, il video restituisce, attraverso l’inquadratura
sfocata ed a tutta parete, il senso di essere osservatori diretti
dell’azione. Una croce di legno, piantata sul terreno dall’artista, da
corso al tentativo, non riuscito, di darle fuoco da parte di alcuni
ragazzi. Reazione inaspettata che sorprende l’artista stesso, ma che ben
si inserisce in un discorso più articolato sul rapporto tra Chiesa e
società civile, altresì inscrivibile, a sua volta, nell’ambito di
quell’impronta sociale che caratterizza fortemente tutto il percorso di
Abbate. (Matilde Martinetti)
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Oscar
Accorsi
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Correggio
1958. Vive a …
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Ercolino
sempre in piedi,
2007
Ferro
e supporto di memoria
88x270x26
cm ca.
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Artista
poliedrico, Oscar Accorsi attraversa i territori del suono e della materia
mantenendosi su un approccio “ecologico” del fare arte. Da una parte,
l’utilizzo di materiali di riciclo. Dall’altra, un’attenzione etica
e “politica” da parte di un artista cittadino del proprio tempo. I
suoi lavori, però, rimangono lontani da rigide sovrastrutture concettuali
e si attestano, piuttosto, sul piano di una stimolazione sensoriale
diretta, che preservi l’incanto ed il mistero delle cose e - perché no
- ci solleciti anche attraverso una sana dose di ironia. (Matilde
Martinetti)
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Dario
Agrimi
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Atri,
1980.Vive a Mola di Bari (Bari)
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.jpg)
Senza
titolo,
2009
Capelli
su vetro
25x25
cm cad. (3 elementi)
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Il
desiderio di sperimentare e trovare forme di espressione alternative, al
di la’ del disegno, ha spinto Agrimi nell’utilizzo di un particolare
medium: dei frammenti di capelli. Il materiale sostituisce il lavoro dei
tratti realizzati tradizionalmente a matita o a penna, addensandosi nelle
ombre e rarefacendosi nelle zone più illuminate. Un chiaroscuro fatto di
capelli dunque, spesso feticcio da conservare, ricordo di un’epoca e di
una persona. (Valentina Valecchi)
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Marco
Antonecchia
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Campobasso,
1976. Vive a Pescara
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Trevil,
2009
Penna
e acquarello su carta
42x29,7
cm cad. (24 elementi)
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La
serie di disegni presenta soggetti appartenuti all’infanzia
dell’artista in azioni e pose inquietanti: il drago Grisù osserva uno
scheletro in fiamme, il gatto-robot Doraemon mostra i propri escrementi
mentre un Barbapapà, birra in mano, poggia una mano sulla spalla
dell’artista che si ritrae sconsolato. Il candore dell’infanzia
accanto alle scoperte/delusioni/disillusioni della vita adulta. Ma
l’unica, possibile, via di fuga da una malinconica nostalgia del
passato rimane, ormai, solo uno sprezzante distacco. (Valentina
Valecchi) |
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Michele
Aquila (Id_Lab)
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Sora
(Frosinone), 1975. Vive a Milano
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Mr.
Schwaiger,
2004-2009 (work in progress)
Stampa
su carta
71,27x24,78 cm cad. (7 elementi)
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Un
work in progress sulle tracce
di Mr. Schwaiger, uomo che gira l'Europa facendo leva sulla generosità
delle vittime, cui racconta una storia abbastanza credibile per farsi
prestare il denaro "necessario a tornare a casa". Denaro,
ovviamente, mai reso. Il valore della caritas viene vanificato.
Così Aquila, per evitare che la truffa perseveri, decide di creare un
blog su Mr. Schwaiger, con relativa foto scattata durante il loro
incontro. Vi si ritrovano, inaspettatamente, le numerose vittime del
truffatore. E' una nuova identità - tutta web 2.0 - a restituire fiducia
attraverso la cum passione. E' l'avanzata dell'intelligenza
(e della solidarietà) collettiva. (Stefania Crobe)
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Enzo
Calibè
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San Giorgio a Cremano
(Napoli), 1980. Vive a Milano
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%202009%20inchiostro%20di%20china%20su%20cartoncino%20cm%2021x297.jpg)
Senza
titolo (smoke),
2009
Inchiostro
di china su carta e legno
209x258 cm
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La
traccia, leggera, della china sul foglio rappresenta la leggerezza
stessa del soggetto. Una composizione elegante, giocata interamente sul
bianco e nero, disegna volute di fumo. E la distribuzione installativa,
sfalsata e ad angolo retto rispetto alla linearità della parete,
rimarca con garbo la lievità, aerea, del tema, restituendo così la
mutevolezza del soggetto e una sensazione di fuggevole inconsistenza.(Matilde
Martinetti)
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Maria
Chiara Calvani
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Perugia
1975. Vive a Roma
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The
sleeping city,
2008
Video,
18’
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Nelle
inquadrature fisse mani immobili oppure gesticolanti accompagnano un
racconto non facile da esternare: i sogni, terra di mezzo tra il mondo
reale e l’interiorità, il vissuto quotidiano e l’immaginazione.
Indagando i sogni di persone viventi nello stesso luogo l’artista crea
una mappa alternativa a quella geografica, mappa delle più intime
emozioni, relazioni, paure rielaborate nel buio della notte. Sleeping
city è una poetica città, forse più autentica e certamente più
interessante di quella reale. (Valentina Valecchi)
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Rita Chessa
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Sassari,
1978. Vive a Bologna
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Saluti
dal mare,
2009
Materiali
vari
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Tristi
cartoline in cui appaiono “briciole di mare”, ricordi di una terra
amata, di una natura che rischia di scomparire per l’incuria e per
colpa diretta dell’uomo. Frammenti di un ecosistema sardo in
estinzione che tenta di sopravvivere. L’azione di immergere i propri
piedi in queste piccole “porzioni di mare” è rassicurante, un modo
per ritrovare l’attaccamento alle proprie radici e per confrontarsi
con l’immensità e le contraddizioni del mare, simbolo dei desideri
come delle paure, della libertà come della prigione. (Valentina
Valecchi)
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conceptinprogress
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Amparo
Ferrari, Buenos Aires, 1977; Sebastian Zabronski, Buenos Aires, 1974.
Vivono a Venezia
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Lavoro
installativo, calibrato sullo spazio, che trasforma la stanza nel
complesso di suggestioni, attese, possibili (ed invisibili) presenze di
cui la ragnatela è traccia. La semplicità del materiale – nastro
adesivo – schiude all’incanto della sapienza costruttiva. Con pochi
mezzi ma con grande capacità inventiva, gli artisti dimostrano come
l’arte sia frutto di uno sguardo trasversale, capace di farci passare
dalla banalità del quotidiano, ad un quotidiano stupore. (Matilde
Martinetti)
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Carlo
Dell'Acqua
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Bormio
(Sondrio), 1966. Vive a Milano
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Senza
titolo, 2009
Ceramica,
mastice
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Un
piatto di ceramica, rotto e ricomposto, assolve alla dignità di un quadro
appeso a parete, mentre due secchi di plastica diventano strane lampade
iridescenti. La manipolazione di oggetti banali, di cui non viene alterata
la natura ma semplicemente trasformata la funzione, traccia lo stupore che
Carlo Dell’Acqua nutre per una realtà che si dipana quotidianamente
sotto i nostri occhi. Realtà che l’artista re-interpreta, rendendola
una nuova ed ammirevole invenzione attraverso piccoli spostamenti di
senso. (Matilde Martinetti)
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Virginia di
Lazzaro
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Udine
1983. Vive a Palazzolo della Stella (Udine)
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Mestre:
scontri di piazza,
2009
Stampa
off-set su carta riciclata70x50 cm cad. (3 elementi). Dettaglio
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Da
precedenti lavori legati al tema della maschera come metafora di un
ragionare per luoghi comuni o giudizi arbitrari nascono queste due stampe.
La manipolazione di un’immagine digitale inserisce Arlecchino nel
contesto di una manifestazione di piazza, spostando la farsa sul piano
della verosimiglianza storica. Un equivoco che disorienta e che ci guida
verso una più ampia riflessione sulla libertà di pensiero. Un pensiero,
per meglio dire, affrancato da qualsiasi “maschera”.
(Matilde Martinetti)
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Maddalena
Fragnito De Giorgio
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Milano
1980. Vive a Milano.
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Rumors
(…),
2009
China
su carta
29,7x21
cm cad. (10 elementi)
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Sintetica,
chiara, immediata. Uno stile scarnificato, che riduce la narrazione
all’osso. Ma ciò che è tolto viene compensato da una graffiante ironia
che, attraverso la semplicità dei mezzi (china e carta), ritrae
ferocemente le idiosincrasie del contemporaneo, senza nulla risparmiare.
Un ritratto diretto della nostra incoerenza che prima ci mette a nudo, e
poi ci costringere a ridere di noi stessi.(Matilde
Martinetti)
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Alessandro
Gabini
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Pescara,
1976. Vive a Roma
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.jpg)
Stella
cometa,
2009
Cartone
micro-onda, marker, 70x70x30 cm
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Procede
per sintesi, innestando suggestioni provenienti dal mondo della cultura
musicale in quello delle arti visive. Così, attraverso una sapiente
manipolazione della carta, Alessandro Gabini trasforma un immaginario
oscuro, riconducibile alla musica metal,
in una sorta di trofeo di caccia, sminuendone la portata “seriamente”
evocativa per ricondurlo a quella spirale ironica che ne contraddistingue
tutto il percorso creativo, sia musicale che artistico. (Matilde
Martinetti)
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Piotr
Hanzelewicz
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Lodz
(Polonia), 1978. Vive a Tornimparte (L'Aquila)
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Schiena,
2008-2009 (work in progress)
Materiali
vari
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Work
in progress che prende spunto dall’esasperazione di un format tipico
della visual culture anglosassone, ovvero il trofeo di un teschio di
mammifero cornuto appeso ad una parete ricoperta di carta da parati. Preso
a modello di un gusto kitsch, e centrato sull’elaborazione del
concetto di feticcio, l’immagine viene tatuata sulla schiena (luogo di
incontro tra oggetto e spazio di culto feticista). La schiena diventa così
parete e, fotografata su polaroid, è a sua volta collocata sullo sfondo
di una carta da parati disegnata a mano dall’artista, per dare spazio ad
un intricato gioco di allusioni, che proprio sulla centralità del corpo
come elemento linguistico trovano il loro punto di forza. (Matilde
Martinetti)
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Ilaria
Loquenzi
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Roma,
1976. Vive a Roma
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Frammenti,
2008
Stampa
lambda su alluminio
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I
tre bicchieri da cocktail contenenti ghiaccioli-souvenir con i simboli di
Roma, immagini accattivanti, quasi pubblicitarie, sembrano volerci far
assaporare l’idea di una vacanza romana. Sul pelo dell’acqua di tali
bicchieri cresce però dell’erba fresca rimandando all’esigenza di una
Roma autentica, vera, metropoli e città vivibile allo stesso tempo.
Dichiarazione d’amore nei confronti della capitale, il cui nome,
curiosamente, letto al contrario diventa “Amor”. (Valentina Valecchi)
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Giorgio
Lupattelli
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Nato a Magione (Perugia) nel
1958. Vive e lavora a Magione
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Toy
building velociraptor,
2006
Legno
verniciato
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Giorgio
Lupattelli ama mescolare la propria arte all’iconografia appartenente al
mondo scientifico ed alla cultura televisiva e cinematografica. Il
risultato è un universo di immagini colorate, esuberanti, come fossero
viste con la meraviglia di un bambino. Rassicuranti, però, solo in
apparenza. Così lo scheletro di un Velociraptor
sembra diventare un enorme giocattolo rosso, un desiderio infantile
esaudito. Il mistero di ciò che è passato, ciò che appartiene al
fascino delle origini, è trasformato da un velo di sferzante allegria. Lo
scheletro, tuttavia, incombe sullo spettatore, quasi a ricordare il
tentativo dell’uomo di dare vita a ciò che vita non ha più. (Valentina
Valecchi)
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Sabrina
Muzi
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San
Benedetto del Tronto, 1964. Vive a Bologna
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Remote
body,
2008
Video,
5’
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Sabrina
Muzi compone assieme dei rami spezzati, come a voler risanare una ferita.
In un’azione performativa se li lega addosso e l’albero ferito e
ricostruito diventa lei stessa; tentativo di entrare in empatia con la
natura, per assumere una consapevolezza perduta, diventare albero per
accogliere la sua saggezza, così in equilibro com’è tra
l’attaccamento alla terra e la propensione verso il cielo. Ma l’uomo
può ormai ricongiungersi alla natura solo ricorrendo ad artifici.
(Valentina Valecchi)
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Luca Pucci
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Assisi
1984. Vive a Venezia
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questuaMATIC,
2009
Materiali
vari
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QuestuaMatic,
ovvero fare l’elemosina attraverso un distributore automatico di
palline. L’intervento, tra ironia e denuncia, ha il punto di partenza in
un’ordinanza che impone ai mendicanti di restare ad almeno 500 metri di
distanza dagli edifici di culto. Il principio di carità cristiana,
impedito da tale regola, può così essere comunque perseguito “a
distanza di sicurezza”. Chi inserirà un euro nel distributore
automatico riceverà in cambio una pallina in cui troverà un testo di
Alessandro Manzoni accanto alla foto dei mendicanti che si sono prestati a
tale operazione, cui verrà elargita la somma di denaro ricavata.(Valentina
Valecchi)
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Anja
Puntari
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Marburg
an der Lahn, (Germania), 1979. Vive a Milano
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The
way of the flag – 17 Lordi, Hardrock Hallelujah,
2007
Video,
2’36’’
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Partendo
dall'elaborazione di un video scaricato da internet - il concerto del
gruppo finnico dei Lordi in occasione dell'Eurovision Song Contest -
l'artista ci introduce a un'esperienza sensoriale ed emozionale. In un
mondo in cui impera la globalizzazione, dove l'individuo tende a smarrire
le proprie radici e dove l'estrema facilità negli spostamenti ci fa
sentire sempre più frequentemente no motherland, è significativo
come possa bastare un concerto rock a risvegliare, improvvisamente, il
sopito amor di patria. (Stefania Crobe)
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Alessandro
Ratti
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La
Spezia, 1986. Vive a Piana Battolla, Follo (La Spezia)
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Agnus
Dei,
2009
Materiali
vari, dimensioni variabili
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“Socialità”
è una delle parole chiave nel percorso creativo di Alessandro Ratti. Per
questo intervento site-specific, l’artista ha chiesto agli abitanti di
Trevi, contattati frequentandone i luoghi di ritrovo, di partecipare al
lavoro fornendo un piccolo oggetto personale. Ma quello che viene esposto
all’interno del mobiletto ricostruito dall’artista è solo la traccia
più evidente di un incontro che ha saputo raccogliere memorie ed intimi
affetti per trasformarli in un tesoro da esporre, e condividere. (Matilde
Martinetti)
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Virginia
Ryan
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Melbourne
(Australia), 1956. Vive a Trevi (Perugia)
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Guanto,
2009
Guanti
in lattice
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Ironia,
provocazione, femminilità. Ma anche legame primigenio ed istintivo con la
Madre Terra. E senso del Sacro, che ci conduce inevitabilmente alla dualità
Vita/Morte. Parallelamente, il guanto in lattice sposta la riflessione sul
piano del progresso scientifico. O, piuttosto, su quello di un bisogno di
protezione, e dunque sulla fragilità umana, e sulla necessità di farle
fronte esplorando i confini della razionalità? Tutte suggestioni, queste,
che confluiscono nella forma di uno pseudo-totem, per restituire
un’articolazione di senso complessa, a discapito di un’essenzialità
formale, comunque decisamente allusiva. (Matilde Martinetti)
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Gaetano
Russo
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Bernalda
(Matera), 1961. Vive a Bernalda (Matera)
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Scorticato,
2009
Tecnica
mista carta su carta
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Indagatore
delle potenzialità espressive della materia, Gaetano Russo plasma la
carta per ricavarne un lavoro monumentale. Costruito attraverso un
processo di stratificazione, seguendo una modalità compositiva istintiva,
Scorticato è il risultato di un
perfetto equilibrio tra forma e colore. La grande dimensione, unita al
particolare allestimento, drammatizzato da un fascio di luce diretto sul
corpo centrale del lavoro, sottolinea la dirompente matericità
dell’insieme, finendo per evocare una sorta di natura sofferente che,
appesa, incombe in tutta la sua teatralità. (Matilde Martinetti)
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Fabrizio
Segaricci
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Magione
(Peugia), 1969. Vive a Magione (Perugia)
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Io
e Madame Ohf,
2009
Materiali
vari
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Sensibile
al tema della memoria, intima o collettiva, l'opera nasce in seguito al
ritrovamento fortuito, in un mercatino dell'antiquariato, di una scatola
di fotografie di una nobildonna di inizio Novecento. Spunto, questo, per
la ricostruzione di una vita intera. Ne nasce così una lirica "museificazione"che,
se da un lato salva la vanità di Madame Ohf dall'oblio, dall'altra porta
a riflettere sull'abbandono e l'indifferenza da cui neppure la sua
condizione sociale ha potuto salvarla, schiacciata dal corso degli eventi.
Io e Madame Ohf, un moderno Memento Mori. (Chiara Segantini)
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Marco
Strappato
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Porto
San Giorgio, 1982. Vive a Milano
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Shooting#1
(Tutto crollò sul finire degli anni ottanta), 2009
Stampa
fotografica
60x50
cm
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Punto
di partenza, un ritratto fotografico dell’artista bambino: da una parte
i provini, dall’altra l’ingrandimento di uno di essi. Il ritratto
condensa le attese dei genitori, affidate all’occhio esperto del
professionista. Ne deriva una riflessione sul concetto di
rappresentazione, la cui arbitrarietà è restituita dalla scelta del
fotografo rispetto alle possibili varianti dei provini. La ricerca
dell’immagine “ideale”, però, finisce piuttosto per schiudere
l’interpretazione alla relatività della visione. (Matilde Martinetti)
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Lisa Wade
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Washington
D.C. (USA), 1972. Vive a Todi (Perugia)
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Mimetica
dall’Oliveto,
2007
Serigrafia
a colori su tessuto
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In
bilico tra pubblico e privato, Lisa Wade da voce al proprio tempo
attraverso lo scandaglio del potere metaforico delle immagini. Crea così
un proprio universo simbolico, dove convivono presente e passato, vissuto
personale e impegno socio-politico. Le suggestioni che derivano dal titolo
di questo lavoro, infatti, sembrano rimandare ad una stridente crasi tra
il mondo militare, identificato dalla parola “Mimetica”, ed il
concetto di pace, rappresentato da “Oliveto”. Un binomio risolto nella
loro sovrapposizione, quasi a cercare un auspicabile messaggio di pace che
superi, almeno sul piano metaforico dell’arte, una dicotomia altrimenti
difficile a risolversi. (Matilde Martinetti)
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