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PREMIATA OFFICINA TREVANA_08

 

LA MOSTRA DEGLI ARTISTI

 

Alessio Biagiotti

Nato a Perugia nel  1974. Vive e lavora a Perugia

governoegovernombra, 2008. PVC su MDF smaltato, resina e polveri d’argento, pastello su parete / PVC on enameled MDF, resin, silver powders, pastels on wall, 190x180 cm

 

Una teoria eclettica di personaggi legati all’immaginario infantile come Braccio di Ferro, Fred Flinstone e robot di prima generazione. Trame di una cultura televisiva ormai “vintage”, diventano pretesto di inediti virtuosismi stilistici e distorsioni digitali. La polvere d’argento, diffusa sulla superficie ad impreziosire l’insieme di rifrazioni luminose, compensa il minimalismo della resa in bianco e nero. Come sfondo, una campitura rossa disegnata a parete inquadra le due tavole in un unico insieme, ed arricchisce il percorso creativo con la manualità, artigianale, del fare artistico. 

An eclectic theory of characters tied to childhood imaginary world like Popeye, Fred Flinstone and the first generation of robots. Plots of a TV culture which is already “vintage”, they become an excuse for a brand new stylistic virtuosity and digital distortions. The silver powder, spread on the surface in order to embellish the shining refractions as a whole, compensate the minimalism of black and white rendering. A red background drawn on the wall frames the two paintings in a single whole and enriches the creative journey by means of the artisanal manuality of the artistic creation.  

Fabio Bonanni

Nato a Roma, 1965

Paesaggio “pistacchietto” / “Pistacchietto” landscape, 2005. Olio su tela / Oil on canvas, 35x40 cm. Collezione Hoffman / Hoffman collection

Senza titolo / Untitled, 2006. Olio su tela / Oil on canvas, 45x50 cm. Collezione Hoffman / Hoffman collection

Senza titolo / Untitled, 2008. Olio su tela / Oil on canvas, 45,5x49,9 cm. Collezione Hoffman / Hoffman collection

La cima Coppi / Coppi top, 2008. Olio su tela / Oil on canvas, 50 x 60 cm. Collezione Hoffman / Hoffman collection

 

Della Natura, nei quadri di Fabio Bonanni, rimane solo una traccia, lieve, a conservare l’impressione del paesaggio. Con pennellata metodica e ben calibrata, che lascia il segno della pastosità del colore sulla tela, ed attraverso la scelta di colori luminosi ma dalle tonalità pastello, Fabio Bonanni si mantiene sul mezzo tono, giocando con la figurazione per farla sfumare in astrazione e viceversa, senza risolversi per l’una o per l’altra e, così, alimentando quella dimensione lirica di sospensione che è propria di un atteggiamento, consapevolmente, contemplativo.

In Fabio Bonanni paintings only a faint trace of Nature remains in order to retain the impression of the landscape. With a methodical and well-calibrated stroke of the brush, which leaves the sign of colour mellowness on the canvas, and through the choice of bright colours but with pastel hues, Fabio Bonanni keeps a halftone. He plays with figuration to let it fade towards abstraction and vice-versa, without making up his mind. In this way he nourishes that lyric dimension of suspension which characterises, consciously, a contemplative position.

Marco Brandizzi

Nato a Roma nel 1957

Penso Penso / I think, I think (progetto / project), 2008. Materiali vari, dimensioni variabili / Mixed materials, variables dimensions

 

La progettualità, per Marco Brandizzi, non è semplicemente la fase che precede la materializzazione dell’opera, ma la traduzione di un approccio rigoroso al lavoro, importante quanto il risultato finale. L’incubazione, programmata, dell’intuizione artistica. Se Penso, Penso è concepito per l’esterno, modellino e fotografie chiariscono il rigore compositivo di una riflessione a cielo aperto. Brandizzi, infatti, sintetizza il pensiero in poche parole, lo materializza in rivoli rossi attraverso la scelta di pochi termini significativi. Gli schemi progettuali qui esposti trattengono la massima espressività dell’opera, ancora in potenza, e congelata nell’attesa di una piena, e vibrante, apertura.  

 Projecting, for Marco Brandizzi, is not only the stage which precedes the coming into being of the art work, but it is the transposition of a rigorous approach to work, which is as important as the final result. It is the programmed incubation of the artistic intuition. If I Think, I Think is conceived for the outside, the model and the photos explain the compositive rigour of a reflection under the open sky. In fact Brandizzi synthesizes his thought in just few words, trying to materialize it in red streams through the choice of few significative terms. The projectual schemes here exhibited hold the best expression of a work which, still latent, is frozen while waiting for a complete and vibrating opening.

Silvia Camporesi

Nata a Forlì nel 1974

dance dance dance, 2007. Video, 4’31’’

 

Colore denso, suono liquido, inquadrature ravvicinate. Questi gli elementi che definiscono la pienezza dell’immagine di Silvia Camporesi. Il movimento mellifluo di un corpo che procede nell’acqua da un capo all’altro della piscina costituisce l’ossatura di una narrazione ridotta al minimo. Ma è l’intensità dei dettagli ad impaginare sottotesti narrativi ed a fornire lo spunto per citazioni colte: la fenditura, lenta, dell’acqua, l’abito da sera, le mattonelle che disegnano una croce. Dance, dance dance, appunto: danzare come atto di affermazione del proprio esistere e, allo stesso tempo, metafora, vibrante, dell’ineluttabilità dell’esistenza.

Thick colour, liquid sound, brought-closer frames. These are the elements defining the completeness of the image by Silvia Camporesi. The mellifluous movement of a body which proceeds in the water from end to end in the swimming-pool is the structure of a narration reduced to the minimum. It is however the intensity of details which pages up narrative subtexts and gives rise to cultured quotations: the slow water cleaving, the evening dress, the tiles which draw a cross. Dance, Dance, dDance, precisely: dancing is like an act which affirms self-existence and, at the same time, it is a vibrating metaphor on the ineluctability of living. 

Gabriella Ciancimino

Nata a Palermo nel 1978

Okkio x Okkio, Sessantaquakkio, 2008. Video, 23’

 

Okkio per okkio… è il video di documentazione di un’azione precedente, in cui un gruppo di ragazzi è stato invitato a condividere un gioco da tavola. Gabriella Ciancimino si muove con disinvoltura nel magma fluido di un linguaggio in movimento. Da questo, seleziona porzioni di slang, codice espressivo smaccatamente generazionale, etichetta di una appartenenza anagrafica e culturale. Lascia che il giocatore sovverta le regole dello Scarabeo, re-impasti senza logica il suo vocabolario, e lo trasformi in parole ibride e criptiche. Ne nascono codici verbali alternativi, che affrontano i limiti e le potenzialità della comunicazione per riflettere sul linguaggio come “brand” identitario.  

Okkio per okkio is the video which supplies documentary evidence of a previous action where a group of teenagers has been invited to share a board game. Gabriella Ciancimino moves nonchalantly in the fluid magma of a language in progress. From here she selects some parts of slang, an expressive code which openly marks a generation, the brand of a targeted age and culture. She allows the player to subvert the Scrabble rules, to mix his/her vocabulary without any logic and to transform it in hybrid and cryptic words. Alternative verbal codes are created which face the limits and potential of communication to let people think about the language as an identity “brand”.  

Virginia Di Lazzaro

Nata a Udine nel 1983

La Ideale / The Ideal, 2008. Stampa su raso di seta / Printing on silk-satin, 100x800 cm

 

Arlecchino è il segno di un processo di condivisione del lavoro artistico, non nei suoi assunti ma nel percorso che porta alla sua realizzazione. Di Lazzaro infatti ha somministrato via mail un questionario ad un certo numero di utenti, cui è stato chiesto di indicare, tra una lista di aggettivi forniti (ciascuno corrispondente ad un colore), tre opzioni da attribuire all’idea di “donna ideale”. Una schematizzazione brutale: del resto, se lo stereotipo non prevede sfumature, la risposta possibile sarà madre/figlia, vergine/puttana, bella/brutta, simpatica/antipatica. Dicotomie che azzerano la complessità umana e, allo stesso tempo, centrano lo scopo ultimo del lavoro. Il risultato, nato dalla composizione dei colori delle risposte, è infatti una stoffa di Arlecchino. Maschera (monito?) che ironizza sul pregiudizio, per non perdere di vista il valore, inestimabile, della complessità.

Arlecchino is the sign of sharing the art work, not in its assumptions but in the journey which leads to its accomplishment. Di Lazzaro in fact e-mailed a questionnaire to a certain number of users who were requested to choose three options by a list of adjectives (each one was characterised by a colour). These options had to be assigned to the concept of “ideal woman”. A cruel reduction to essentials: if stereotype does not allow shades of meaning, the only possible answer will be: mother/daughter, virgin/prostitute, beautiful/ugly, nice/unpleasant. Such dichotomies set at zero human complexity and, at the same time, get in the right perspective the work conclusive aim. The result, coming from the combination of colours, is in fact a patchwork like Arlecchino’s cloth. It is a mask (or an admonition?) which sets irony over prejudice in order not to forget the great value of complexity.

Alessandro Gabini

Nato a Pescara, 1976. Vive e lavora a Pescara

Solita lagna / Usual bore, 2008. Videoclip, 3’11’’

 

Inscrivere il proprio quadro generazionale entro una serie di immagini casuali, desunte dalla quotidianità, in bilico tra registrazione oggettiva e visionarietà. Con una costruzione scenica ridotta all’osso, Gabini estrapola il vissuto per collocarlo in una dimensione al limite del surreale. Tra voglia di gioco e annoiato abbandono, le immagini accompagnano le parole, a sottolinearne la sospensione di giudizio. Discontinue e frammentate, incedono veloci, spezzando il ripetersi, cadenzato, della musica. Autore di musica, testi e video, Alessandro Gabini presenta una produzione indipendente, che restituisce uno sguardo sulla propria identità culturale.

 Inscribing one’s own generation outline within a series of casual images inferred from everyday life, hovering between objective recording and vision. With a minimal scenic setting, Gabini extrapolates real life to place it in a dimension which is at the limit of surrealism. Suspended between feeling like playing and bored abandon, images follow words to underline the suspension of judgment. Word are discontinuous and fragmented, they move forward fast and broke the rhythmic repeating of music. Alessandro Gabini is author of music, texts and videos. He presents here an independent production which gives a glance on one’s cultural identity.

Laboratorio Saccardi

 

La fine del mondo negli occhi vitrei dei bambini di Foligno / The end of the world in the glossy eyes of the children of Foligno, 2008. Materiali vari, dimensioni variabili / Mixed materials, variables dimensions

 

Filiazione diretta del laboratorio con i bambini delle scuole materne ed elementari di Foligno, il lavoro, inedito, di Laboratorio Saccardi si compone di una traccia audio e di un dittico. Un segno volutamente scarno ed infantile – caratteristico del gruppo – appiattisce visioni apocalittiche e supereroi in una resa bidimensionale in bianco e nero. Ma è l’ironia, graffiante, a tradire il lavoro, collocandolo su un piano squisitamente adulto. Con approccio cinico e disincantato, Laboratorio Saccardi eredita infatti le paure ed i sogni dei bambini di Foligno per impastarli con i propri, sotto il segno unificante di un sorriso beffardo. E se fosse davvero l’ironia a salvare il mondo?

Direct filiation of the workshop held with the nursery and primary schools children in Foligno, this brand-new work of  Laboratorio Saccardi sees a sound track and a diptych. The sign is deliberately bare and childish (usual characteristic of the group), it flattens apocalyptic visions and super heroes in a bi-dimensional black and white result. However it is the biting irony which betrays the work as it is placed on a exquisitely adult level. Thanks to a cynical and disenchanted approach Laboratorio Saccard inherits in fact these children’s fears and dreams to mix them with theirs own under the unifying sign of a derisory smile. And if irony would really save the world?

Giorgio Lupattelli

Nato a Magione (Perugia) nel 1958. Vive e lavora a Magione

Made in China, 2006. Olio e acrilico su MDF telato / Oil and acrylic on MDF canvas panel, 100x200 cm

Toy Building (DNA), 2006. Vernice su legno / Paint on wood, 70x80x175 cm

Refresh: tearing effects, 2008. Olio e acrilico su MDF telato / Oil and acrylic on MDF canvas panel, 100x490 cm ca.

 

Procede nel magma delle sollecitazioni visive con l’occhio di un vorace inquisitore, affascinato dall’eleganza della forma e da potenzialità semantiche mutilate. Per questo, sottrae le immagini al contesto originario (Internet, televisione, cinema…), le isola, e le restituisce solo in un secondo tempo nella forma di video, sculture, dipinti e installazioni. Da sapiente artigiano, che combina perizia tecnica e cultura pop, Giorgio Lupattelli inchioda di fronte ai nostri occhi le contraddizioni latenti, restituendo alle immagini saccheggiate la dignità di una espressività piena, sottratta al ritmo vorticoso e fagocitante di troppi stimoli visivi. 

He acts on the magma of visual solicitations with the eye of a voracious inquisitor, fascinated by the form elegance and mutilated semantic potential.  That’s the reason why he subtracts images to the original context (Internet, TV, cinema…), isolate them and only in a second time he gives them back under the form of videos, sculptures, paintings and installations. Like a skilled craftsman who mix technical ability and pop culture, Giorgio Lupattelli grips and turns our attention to latent contradictions by giving back the stolen images the dignity of a full expression, withdrawn from the too many whirling and absorbing visual stimuli. 

Claudio Pieroni con Gruppo Quadrato

(Elisa Desortes, Carlo Deperu, Antonio Oggiano, Teresa Pintus, Enrico Piras, Marcello Porcedda, Marta Scanu, Antonio Sini)

Forme della Creazione / Forms of Creation, 2008. Materiali vari, dimensioni variabili / Mixed materials, variables dimensions

 

Sulle linee tracciate dal progetto didattico sviluppato con le scuole elementari di Santa Caterina di Foligno (di cui condivide anche il titolo), il lavoro di Claudio Pieroni mette in scena, attraverso una moderna simbologia, i quattro elementi che fondano il mondo: terra, aria, acqua e fuoco. Una complessa articolazione spaziale e sonora, resa attraverso più linguaggi (installazione, pittura, scultura…) e uniformata dal calcolo micrometrico del dettaglio, restituisce una storia atavica condensandola in elementi attinti dalla contemporaneità (neon, sonar, computer, scandagli…). Il tentativo dell’uomo di avvicinare la complessa meccanica del mondo per lasciarsene, allo stesso tempo, sedurre.

Following the lines traced by the didactic project developed with the elementary schools of Santa Caterina in Foligno (the title is the same as well) the work of Claudio Pieroni stages the four natural elements(earth, air, water and fire) through a modern symbolism. It is a complex spatial and sonorous articulation, carried out through manifold languages (installations, picture, sculpture…) and uniformed by the micrometric calculation of details. An atavic story is told, condensed in elements taken from contemporary reality (neon, sonar, computers, sounding lines…). The Man’s attempt to approach the complex mechanism of the world and, at the same time, His surrendering at the seductive world charm.

Annamaria Tammaro

Caserta, 1977

 

Il posto delle fragole / Strawberries place, 2008. Materiali vari / Mixed materials, 70x90 cm ca.

 

Le fragole crescono a stretto contatto con il terreno e di conseguenza, prima del loro consumo, se ne raccomanda vivamente un lavaggio accurato, in modo da evitare microrganismi e antiparassitari. Nel lavoro di Anna Maria Tammaro un barattolo di confettura di fragole poggia al centro di un tavolo. Il tavolo ha la sagoma della Campania, il barattolo è sigillato al piombo. Il frutto della terra e la sua potenzialità nociva. Un messaggio ambivalente, in bilico tra appetibilità e diffidenza, che inscrive il lavoro all’interno di confini geografici ben definiti e, allo stesso tempo, invita alla condivisione della responsabilità. Come a dire, il posto delle fragole è anche qui.

Strawberries grow very near the soil and consequently, before they are eaten, an accurate washing is recommended in order to avoid microorganisms and pesticides. In Anna Maria Tammaro’s work of art there is a pot of strawberry confiture in the middle of a table. The table has a Campania-like shape, the pot is sealed with lead. The fruit of the land and its harmful potential. The message is ambivalent, hovering between desirability and diffidence. It inscribes her work within well-defined geographic boundaries and exacerbated news but at the same time it invites to share responsibilities. She would like to say that our strawberry place is here as well.

gruppoViaindustriae

Collettivo che vive e lavora a Foligno (PG)

Post-bit. Ambiente sonoro post-digitale / Post-bit. Sound post-digital environment, 2006-2008. Dimensioni variabili / Variables dimensions

Traccia audio / Sound track. Dancity Festival 2007

 

Il progetto si compone di una immagine a parete e di una traccia audio riprodotta su vinile, sulla cui copertina è riportata la stessa figura. L’immagine riproduce i componenti del gruppo. Frontale e diretta allo spettatore, ridotta ai minimi termini, è frammentata e ripartita in tasselli (piccoli post-it), che creano un leggero movimento vibratile. Se ne deduce una visione di insieme solo a distanza. Materiale povero e linguaggio pop riducono il disegno a forme e colori essenziali, mentre è sottesa una maggiore complessità a livello progettuale ed in fase di realizzazione, dove il rigore matematico ed il tempo del lavoro giocano un ruolo determinante. Una prima, apparente, freddezza cede il posto alla celebrazione del gruppo, predominante rispetto al singolo..

Lisa Wade


Washington D.C. (USA), 1972. Vive e lavora a Todi

Honey, 2005-2008. Tessuto, colori, chiodi, vetroresina e grafite su legno, dimensioni variabili / Fabric, colors, nails, fiberglass and graphite on wood, variables dimensions

 

Honey (Miele) è un lavoro che procede per stratificazioni. Si tratta, infatti, dello sviluppo di installazioni precedenti che, mantenendo coerenza formale, rappresentano ora l’autoritratto dell’artista. L’altezza del pilastro centrale corrisponde quindi a quella di Lisa Wade, così come la larghezza è misurata su quella delle spalle. Composto di arnie impreziosite da tessuti colorati e da oggetti nascosti al loro interno (memorie di un vissuto personale), Honey è anche la metafora del dolore, e la speranza del suo superamento. Il segno di una introspezione profonda e sofferta, che lascia alle api il compito di rappresentare l’assedio fastidioso dei pensieri, ma anche la volontà di decantare il senso di abbandono per trasformarlo in esperienza. Per far tacere il ronzio e  lasciare posto al miele, simbolo di una pacificazione interiore, faticosamente maturata.    

Honey is a work which goes on by stratifications. In fact it is the development of former installations which, notwithstanding their formal coherence, now represent the artist’s portrait. The height of the central pillar corresponds to Lisa Wade’s. The width is Lisa’s shoulders’. Honey consists of beehives embellished with coloured fabrics and objects hidden inside (memories of a personal living) and it is also the metaphor of grief and the hope of its overcoming. It is the sign of a deep introspection full of sorrow where bees have represent the fastidious siege of thoughts but also the will to clear the sense of abandonment by transforming it into experience. In this way the buzzing is silenced and honey takes its place, the symbol of an inner pacification laboriously acquired.


SPECIAL PROJECT VIRGINIA DI LAZZARO PRESSO CAVA METELLI LOC: SCOPPETO DI MANCIANO DI TREVI (PG)

 

Zentrum, 2008, Materiali vari, diametro 100 cm circa/Mixed materials, diameter 100 cm ca. Cava Metelli, loc. Scoppeto, Manciano di Trevi (Perugia) 

 

Zentrum si costruisce su un paradosso. O meglio, è un paradosso. Al centro della montagna erosa, cui si accede tramite un unico sentiero che declina a spirale verso il basso per poi risalire nella direzione opposta ed accessibile solo a veicoli adeguati, non esiste traffico. Per dirla correttamente, non esiste un traffico tale da giustificare la presenza di un punto di snodo. Il ritmo, infatti, nel fondo della cava, è scandito dal lento ed impacciato movimento dei mezzi pesanti, che spostano la zona di lavoro in relazione all’area delle esplosioni, irridendo così alla logica organizzativa della rotonda e, al tempo stesso, prendendosi (involontariamente) gioco della monumentalità della scultura.    

Zentrum is based on a paradox. To say it better it is a paradox. In the centre of the eroded mountain there is no traffic at all. The mountain centre can be reached through a single spiral-shaped path which goes down and then goes up the opposite way. It is accessible only to adequate vehicles, traffic does not exist. To say it correctly there is not such traffic as to justify the presence of an articulation point. In fact, at the bottom of the quarry, the rhythm is stressed by the slow and clumsy movement of the lorries which transfer the work place according to the explosion areas. By so doing the organising logic of the round about is mocked at and, at the same time, the sculpture monumentality got involuntarily made fun of. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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