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MAIN SPONSOR


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P.O.T_2008
>>> 2004
2005 2006
2007 2008
2009 2010
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PREMIATA
OFFICINA TREVANA_08
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LA MOSTRA
DEGLI ARTISTI
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Alessio Biagiotti
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Nato a Perugia nel
1974. Vive e lavora a Perugia
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governoegovernombra,
2008. PVC su MDF smaltato, resina e polveri d’argento, pastello su
parete / PVC on enameled MDF, resin, silver
powders, pastels on wall, 190x180 cm
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Una teoria eclettica di
personaggi legati all’immaginario infantile come Braccio di Ferro, Fred
Flinstone e robot di prima generazione. Trame di una cultura televisiva
ormai “vintage”, diventano pretesto di inediti virtuosismi stilistici
e distorsioni digitali. La polvere d’argento, diffusa sulla superficie
ad impreziosire l’insieme di rifrazioni luminose, compensa il
minimalismo della resa in bianco e nero. Come sfondo, una campitura rossa
disegnata a parete inquadra le due tavole in un unico insieme, ed
arricchisce il percorso creativo con la manualità, artigianale, del fare
artistico.
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An
eclectic theory of characters tied to childhood imaginary world like
Popeye, Fred Flinstone and the first generation of robots. Plots of a TV
culture which is already “vintage”, they become an excuse for a brand
new stylistic virtuosity and digital distortions. The silver powder,
spread on the surface in order to embellish the shining refractions as a
whole, compensate the minimalism of black and white rendering. A red
background drawn on the wall frames the two paintings in a single whole
and enriches the creative journey by means of the artisanal manuality of
the artistic creation.
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Fabio Bonanni
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Nato
a Roma, 1965
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Paesaggio
“pistacchietto” / “Pistacchietto”
landscape, 2005. Olio su tela / Oil
on canvas, 35x40 cm. Collezione Hoffman / Hoffman
collection
Senza
titolo / Untitled,
2006. Olio su tela / Oil on canvas,
45x50 cm. Collezione Hoffman / Hoffman
collection
Senza
titolo / Untitled,
2008. Olio su tela / Oil on canvas,
45,5x49,9 cm. Collezione Hoffman / Hoffman
collection
La
cima Coppi / Coppi
top, 2008. Olio su tela / Oil on
canvas, 50 x 60 cm. Collezione Hoffman / Hoffman
collection
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Della
Natura, nei quadri di Fabio Bonanni, rimane solo una traccia, lieve, a
conservare l’impressione del paesaggio. Con pennellata metodica e ben
calibrata, che lascia il segno della pastosità del colore sulla tela,
ed attraverso la scelta di colori luminosi ma dalle tonalità pastello,
Fabio Bonanni si mantiene sul mezzo tono, giocando con la figurazione
per farla sfumare in astrazione e viceversa, senza risolversi per
l’una o per l’altra e, così, alimentando quella dimensione lirica
di sospensione che è propria di un atteggiamento, consapevolmente,
contemplativo. |
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In
Fabio Bonanni paintings only a faint trace of Nature remains in order to
retain the impression of the landscape. With a methodical and
well-calibrated stroke of the brush, which leaves the sign of colour
mellowness on the canvas, and through the choice of bright colours but
with pastel hues, Fabio Bonanni keeps a halftone. He plays with
figuration to let it fade towards abstraction and vice-versa, without
making up his mind. In this way he nourishes that lyric dimension of
suspension which characterises, consciously, a contemplative position. |
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Marco
Brandizzi
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Nato
a Roma nel 1957
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Penso
Penso / I
think, I think (progetto / project),
2008. Materiali vari, dimensioni variabili / Mixed
materials, variables dimensions
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La
progettualità, per Marco Brandizzi, non è semplicemente la fase che
precede la materializzazione dell’opera, ma la traduzione di un
approccio rigoroso al lavoro, importante quanto il risultato finale.
L’incubazione, programmata, dell’intuizione artistica. Se Penso,
Penso è concepito per l’esterno, modellino e fotografie chiariscono
il rigore compositivo di una riflessione a cielo aperto. Brandizzi,
infatti, sintetizza il pensiero in poche parole, lo materializza in rivoli
rossi attraverso la scelta di pochi termini significativi. Gli schemi
progettuali qui esposti trattengono la massima espressività dell’opera,
ancora in potenza, e congelata nell’attesa di una piena, e vibrante,
apertura.
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Projecting,
for Marco Brandizzi, is not only the stage which precedes the coming into
being of the art work, but it is the transposition of a rigorous approach
to work, which is as important as the final result. It is the programmed
incubation of the artistic intuition. If I
Think, I Think is conceived
for the outside, the model and the photos explain the compositive rigour
of a reflection under the open sky. In fact Brandizzi synthesizes his
thought in just few words, trying to materialize it in red streams through
the choice of few significative terms. The projectual schemes here
exhibited hold the best expression of a work which, still latent, is
frozen while waiting for a complete and vibrating opening.
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Silvia Camporesi
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Nata a Forlì nel 1974
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dance
dance dance,
2007. Video, 4’31’’
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Colore denso, suono liquido,
inquadrature ravvicinate. Questi gli elementi che definiscono la pienezza
dell’immagine di Silvia Camporesi. Il movimento mellifluo di un corpo
che procede nell’acqua da un capo all’altro della piscina costituisce
l’ossatura di una narrazione ridotta al minimo. Ma è l’intensità dei
dettagli ad impaginare sottotesti narrativi ed a fornire lo spunto per
citazioni colte: la fenditura, lenta, dell’acqua, l’abito da sera, le
mattonelle che disegnano una croce. Dance, dance dance, appunto: danzare come atto di affermazione del
proprio esistere e, allo stesso tempo, metafora, vibrante, dell’ineluttabilità
dell’esistenza.
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Thick
colour, liquid sound, brought-closer frames. These are the elements
defining the completeness of the image by Silvia Camporesi. The
mellifluous movement of a body which proceeds in the water from end to end
in the swimming-pool is the structure of a narration reduced to the
minimum. It is however the intensity of details which pages up narrative
subtexts and gives rise to cultured quotations: the slow water cleaving,
the evening dress, the tiles which draw a cross. Dance, Dance, dDance, precisely: dancing is like an act which
affirms self-existence and, at the same time, it is a vibrating metaphor
on the ineluctability of living.
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Gabriella Ciancimino
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Nata a Palermo nel 1978
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Okkio
x Okkio, Sessantaquakkio, 2008. Video, 23’
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Okkio
per okkio… è il video di documentazione di un’azione
precedente, in cui un gruppo di ragazzi è stato invitato a condividere
un gioco da tavola. Gabriella Ciancimino si muove con disinvoltura nel
magma fluido di un linguaggio in movimento. Da questo, seleziona
porzioni di slang, codice espressivo smaccatamente generazionale,
etichetta di una appartenenza anagrafica e culturale. Lascia che il
giocatore sovverta le regole dello Scarabeo, re-impasti senza logica il
suo vocabolario, e lo trasformi in parole ibride e criptiche. Ne nascono
codici verbali alternativi, che affrontano i limiti e le potenzialità
della comunicazione per riflettere sul linguaggio come “brand”
identitario. |
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Okkio
per okkio
is the video which supplies documentary evidence of a previous action
where a group of teenagers has been invited to share a board game.
Gabriella Ciancimino moves nonchalantly in the fluid magma of a language
in progress. From here she selects some parts of slang, an expressive
code which openly marks a generation, the brand of a targeted age and
culture. She allows the player to subvert the Scrabble rules, to mix his/her
vocabulary without any logic and to transform it in hybrid and cryptic
words. Alternative verbal codes are created which face the limits and
potential of communication to let people think about the language as an
identity “brand”. |
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Virginia
Di Lazzaro
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Nata a Udine nel 1983
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La
Ideale / The
Ideal, 2008. Stampa su raso di seta / Printing
on silk-satin, 100x800 cm
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Arlecchino è il segno di un processo di condivisione del lavoro
artistico, non nei suoi assunti ma nel percorso che porta alla sua
realizzazione. Di Lazzaro infatti ha somministrato via mail un
questionario ad un certo numero di utenti, cui è stato chiesto di
indicare, tra una lista di aggettivi forniti (ciascuno corrispondente ad
un colore), tre opzioni da attribuire all’idea di “donna ideale”.
Una schematizzazione brutale: del resto, se lo stereotipo non prevede
sfumature, la risposta possibile sarà madre/figlia, vergine/puttana,
bella/brutta, simpatica/antipatica. Dicotomie che azzerano la complessità
umana e, allo stesso tempo, centrano lo scopo ultimo del lavoro. Il
risultato, nato dalla composizione dei colori delle risposte, è infatti
una stoffa di Arlecchino. Maschera (monito?) che ironizza sul pregiudizio,
per non perdere di vista il valore, inestimabile, della complessità.
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Arlecchino
is the sign of sharing the art work, not in its assumptions but in the
journey which leads to its accomplishment. Di Lazzaro in fact e-mailed a
questionnaire to a certain number of users who were requested to choose
three options by a list of adjectives (each one was characterised by a
colour). These options had to be assigned to the concept of “ideal
woman”. A cruel reduction to essentials: if stereotype does not allow
shades of meaning, the only possible answer will be: mother/daughter,
virgin/prostitute, beautiful/ugly, nice/unpleasant. Such dichotomies set
at zero human complexity and, at the same time, get in the right
perspective the work conclusive aim. The result, coming from the
combination of colours, is in fact a patchwork like Arlecchino’s cloth.
It is a mask (or an admonition?) which sets irony over prejudice in order
not to forget the great value of complexity.
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Alessandro Gabini
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Nato a Pescara, 1976. Vive e
lavora a Pescara
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Solita
lagna
/ Usual
bore, 2008. Videoclip, 3’11’’
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Inscrivere
il proprio quadro generazionale entro una serie di immagini casuali,
desunte dalla quotidianità, in bilico tra registrazione oggettiva e
visionarietà. Con una costruzione scenica ridotta all’osso, Gabini
estrapola il vissuto per collocarlo in una dimensione al limite del
surreale. Tra voglia di gioco e annoiato abbandono, le immagini
accompagnano le parole, a sottolinearne la sospensione di giudizio.
Discontinue e frammentate, incedono veloci, spezzando il ripetersi,
cadenzato, della musica. Autore di musica, testi e video, Alessandro
Gabini presenta una produzione indipendente, che restituisce uno sguardo
sulla propria identità culturale. |
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Inscribing
one’s own generation outline within a series of casual images inferred
from everyday life, hovering between objective recording and vision.
With a minimal scenic setting, Gabini extrapolates real life to place it
in a dimension which is at the limit of surrealism. Suspended between
feeling like playing and bored abandon, images follow words to underline
the suspension of judgment. Word are discontinuous and fragmented, they
move forward fast and broke the rhythmic repeating of music. Alessandro
Gabini is author of music, texts and videos. He presents here an
independent production which gives a glance on one’s cultural identity. |
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Laboratorio
Saccardi
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La
fine del mondo negli occhi vitrei dei bambini di Foligno
/ The end
of the world in the glossy eyes of the children of Foligno,
2008. Materiali vari, dimensioni variabili / Mixed
materials, variables dimensions
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Filiazione
diretta del laboratorio con i bambini delle scuole materne ed elementari
di Foligno, il lavoro, inedito, di Laboratorio Saccardi si compone di una
traccia audio e di un dittico. Un segno volutamente scarno ed infantile
– caratteristico del gruppo – appiattisce visioni apocalittiche e
supereroi in una resa bidimensionale in bianco e nero. Ma è l’ironia,
graffiante, a tradire il lavoro, collocandolo su un piano squisitamente
adulto. Con approccio cinico e disincantato, Laboratorio Saccardi eredita
infatti le paure ed i sogni dei bambini di Foligno per impastarli con i
propri, sotto il segno unificante di un sorriso beffardo. E se fosse
davvero l’ironia a salvare il mondo?
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Direct
filiation of the workshop held with the nursery and primary schools
children in Foligno, this brand-new work of
Laboratorio Saccardi sees a sound track and a diptych. The sign is
deliberately bare and childish (usual characteristic of the group), it
flattens apocalyptic visions and super heroes in a bi-dimensional black
and white result. However it is the biting irony which betrays the work as
it is placed on a exquisitely adult level. Thanks to a cynical and
disenchanted approach Laboratorio Saccard inherits in fact these
children’s fears and dreams to mix them with theirs own under the
unifying sign of a derisory smile. And if irony would really save the
world?
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Giorgio Lupattelli
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Nato a Magione (Perugia)
nel 1958. Vive e lavora a Magione
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.jpg)
Made
in China, 2006. Olio
e acrilico su MDF telato / Oil and acrylic on
MDF canvas panel, 100x200 cm
Toy
Building (DNA),
2006. Vernice su legno / Paint on wood,
70x80x175 cm
Refresh:
tearing effects,
2008. Olio e acrilico su MDF telato / Oil and
acrylic on MDF canvas panel, 100x490 cm ca.
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Procede
nel magma delle sollecitazioni visive con l’occhio di un vorace
inquisitore, affascinato dall’eleganza della forma e da potenzialità
semantiche mutilate. Per questo, sottrae le immagini al contesto
originario (Internet, televisione, cinema…), le isola, e le
restituisce solo in un secondo tempo nella forma di video, sculture,
dipinti e installazioni. Da sapiente artigiano, che combina perizia
tecnica e cultura pop, Giorgio Lupattelli inchioda di fronte ai nostri
occhi le contraddizioni latenti, restituendo alle immagini saccheggiate
la dignità di una espressività piena, sottratta al ritmo vorticoso e
fagocitante di troppi stimoli visivi.
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He
acts on the magma of visual solicitations with the eye of a voracious
inquisitor, fascinated by the form elegance and mutilated semantic
potential. That’s the
reason why he subtracts images to the original context (Internet, TV,
cinema…), isolate them and only in a second time he gives them back
under the form of videos, sculptures, paintings and installations. Like
a skilled craftsman who mix technical ability and pop culture, Giorgio
Lupattelli grips and turns our attention to latent contradictions by
giving back the stolen images the dignity of a full expression,
withdrawn from the too many whirling and absorbing visual stimuli. |
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Claudio
Pieroni con Gruppo Quadrato
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(Elisa Desortes,
Carlo Deperu, Antonio Oggiano, Teresa Pintus, Enrico Piras, Marcello
Porcedda, Marta Scanu, Antonio Sini)
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Forme
della Creazione
/ Forms of
Creation, 2008. Materiali vari, dimensioni variabili / Mixed
materials, variables dimensions
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Sulle
linee tracciate dal progetto didattico sviluppato con le scuole
elementari di Santa Caterina di Foligno (di cui condivide anche il
titolo), il lavoro di Claudio Pieroni mette in scena, attraverso una
moderna simbologia, i quattro elementi che fondano il mondo: terra,
aria, acqua e fuoco. Una complessa articolazione spaziale e sonora, resa
attraverso più linguaggi (installazione, pittura, scultura…) e
uniformata dal calcolo micrometrico del dettaglio, restituisce una
storia atavica condensandola in elementi attinti dalla contemporaneità
(neon, sonar, computer, scandagli…). Il tentativo dell’uomo di
avvicinare la complessa meccanica del mondo per lasciarsene, allo stesso
tempo, sedurre.
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Following
the lines traced by the didactic project developed with the elementary
schools of Santa Caterina in Foligno (the title is the same as well) the
work of Claudio Pieroni stages the four natural elements(earth, air,
water and fire) through a modern symbolism. It is a complex spatial and
sonorous articulation, carried out through manifold languages (installations,
picture, sculpture…) and uniformed by the micrometric calculation of
details. An atavic story is told, condensed in elements taken from
contemporary reality (neon, sonar, computers, sounding lines…). The
Man’s attempt to approach the complex mechanism of the world and, at
the same time, His surrendering at the seductive world charm.
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Annamaria
Tammaro
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Caserta, 1977
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%20copy.jpg)
Il
posto delle fragole
/ Strawberries
place, 2008. Materiali vari / Mixed
materials, 70x90 cm ca.
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Le
fragole crescono a stretto contatto con il terreno e di conseguenza, prima
del loro consumo, se ne raccomanda vivamente un lavaggio accurato, in modo
da evitare microrganismi e antiparassitari. Nel lavoro di Anna Maria
Tammaro un barattolo di confettura di fragole poggia al centro di un
tavolo. Il tavolo ha la sagoma della Campania, il barattolo è sigillato
al piombo. Il frutto della terra e la sua potenzialità nociva. Un
messaggio ambivalente, in bilico tra appetibilità e diffidenza, che
inscrive il lavoro all’interno di confini geografici ben definiti e,
allo stesso tempo, invita alla condivisione della responsabilità. Come a
dire, il posto delle fragole è anche qui.
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Strawberries
grow very near the soil and consequently, before they are eaten, an
accurate washing is recommended in order to avoid microorganisms and
pesticides. In Anna Maria Tammaro’s work of art there is a pot of
strawberry confiture in the middle of a table. The table has a
Campania-like shape, the pot is sealed with lead. The fruit of the land
and its harmful potential. The message is ambivalent, hovering between
desirability and diffidence. It inscribes her work within well-defined
geographic boundaries and exacerbated news but at the same time it invites
to share responsibilities. She would like to say that our strawberry place
is here as well.
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gruppoViaindustriae
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Collettivo che vive e lavora a
Foligno (PG)
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Post-bit.
Ambiente sonoro post-digitale
/ Post-bit.
Sound post-digital environment, 2006-2008. Dimensioni
variabili / Variables dimensions
Traccia
audio / Sound track. Dancity
Festival 2007
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Il progetto si compone di una
immagine a parete e di una traccia audio riprodotta su vinile, sulla cui
copertina è riportata la stessa figura. L’immagine riproduce i
componenti del gruppo. Frontale e diretta allo spettatore, ridotta ai
minimi termini, è frammentata e ripartita in tasselli (piccoli post-it),
che creano un leggero movimento vibratile. Se ne deduce una visione di
insieme solo a distanza. Materiale povero e linguaggio pop riducono il
disegno a forme e colori essenziali, mentre è sottesa una maggiore
complessità a livello progettuale ed in fase di realizzazione, dove il
rigore matematico ed il tempo del lavoro giocano un ruolo determinante.
Una prima, apparente, freddezza cede il posto alla celebrazione del
gruppo, predominante rispetto al singolo..
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Lisa Wade
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Washington D.C. (USA), 1972. Vive e lavora a Todi
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Honey,
2005-2008. Tessuto, colori, chiodi, vetroresina e grafite su legno,
dimensioni variabili / Fabric, colors, nails,
fiberglass and graphite on wood, variables dimensions
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Honey
(Miele) è un lavoro che procede per stratificazioni. Si tratta, infatti,
dello sviluppo di installazioni precedenti che, mantenendo coerenza
formale, rappresentano ora l’autoritratto dell’artista. L’altezza
del pilastro centrale corrisponde quindi a quella di Lisa Wade, così come
la larghezza è misurata su quella delle spalle. Composto di arnie
impreziosite da tessuti colorati e da oggetti nascosti al loro interno
(memorie di un vissuto personale), Honey è anche la metafora del dolore,
e la speranza del suo superamento. Il segno di una introspezione profonda
e sofferta, che lascia alle api il compito di rappresentare l’assedio
fastidioso dei pensieri, ma anche la volontà di decantare il senso di
abbandono per trasformarlo in esperienza. Per far tacere il ronzio e
lasciare posto al miele, simbolo di una pacificazione interiore,
faticosamente maturata.
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Honey
is a work which goes on by stratifications. In fact it is the development
of former installations which, notwithstanding their formal coherence, now
represent the artist’s portrait. The height of the central pillar
corresponds to Lisa Wade’s. The width is Lisa’s shoulders’. Honey
consists of beehives embellished with coloured fabrics and objects hidden
inside (memories of a personal living) and it is also the metaphor of
grief and the hope of its overcoming. It is the sign of a deep
introspection full of sorrow where bees have represent the fastidious
siege of thoughts but also the will to clear the sense of abandonment by
transforming it into experience. In this way the buzzing is silenced and
honey takes its place, the symbol of an inner pacification laboriously
acquired.
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SPECIAL PROJECT VIRGINIA DI LAZZARO PRESSO CAVA METELLI LOC: SCOPPETO DI
MANCIANO DI TREVI (PG)
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.jpg)

Zentrum, 2008, Materiali
vari, diametro 100 cm circa/Mixed materials,
diameter 100 cm ca. Cava Metelli, loc. Scoppeto, Manciano di
Trevi (Perugia)
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Zentrum
si costruisce su un paradosso. O meglio, è un paradosso. Al centro della
montagna erosa, cui si accede tramite un unico sentiero che declina a
spirale verso il basso per poi risalire nella direzione opposta ed
accessibile solo a veicoli adeguati, non esiste traffico. Per dirla
correttamente, non esiste un traffico tale da giustificare la presenza di
un punto di snodo. Il ritmo, infatti, nel fondo della cava, è scandito
dal lento ed impacciato movimento dei mezzi pesanti, che spostano la zona
di lavoro in relazione all’area delle esplosioni, irridendo così alla
logica organizzativa della rotonda e, al tempo stesso, prendendosi
(involontariamente) gioco della monumentalità della scultura.
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Zentrum
is based on a paradox. To say it better it is
a paradox. In the centre of the eroded mountain there is no traffic at
all. The mountain centre can be reached through a single spiral-shaped
path which goes down and then goes up the opposite way. It is accessible
only to adequate vehicles, traffic does not exist. To say it correctly
there is not such traffic as to justify the presence of an articulation
point. In fact, at the bottom of the quarry, the rhythm is stressed by
the slow and clumsy movement of the lorries which transfer the work
place according to the explosion areas. By so doing the organising logic
of the round about is mocked at and, at the same time, the sculpture
monumentality got involuntarily made fun of. |
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